Muore d’infarto durante la messa, parroco continua la funzione.
Se qualcuno per strada ha un malore ci si ferma. Se un passeggero muore su un treno, il treno si ferma. Si ferma perfino se è anche solo morto sui binari. Se qualcuno muore qualcosa e qualcuno si ferma sempre.
Il parroco si è giustificato dicendo che la messa è la cerimonia di massima vicinanza a dio e che non è uno spettacolo che si può fermare. Il parroco dimenticava o non conosceva alcune cose. Ad esempio che è proprio nello spettacolo che non ci può fermare mai, infatti: show must go on. Dimenticava o non sapeva che la messa è sempre stata un grande spettacolo, con tanto di copione (il messale), di attori protagonisti (gli officianti) e non protagonisti (i chierichetti), apparato scenografico, impianto luci e impianto acustico, camerini (la sagrestia), pubblico. Le chiese cattoliche -soprattutto dal Barocco in poi, ma anche prima in modo diverso- sono state il luogo dove la fede dava spettacolo di sé, dove la divinità compiva i suoi miracoli che, riuscendo ogni volta, meravigliavano ogni volta il pubblico. Ma era pur sempre lo spettacolo di un dio. Uno spettacolo con i suoi tempi, le sue trame, le stagioni paramentali e le sue regole. Come in uno studio televisivo è vietato fumare, così anche in chiesa sono vietate alcune cose: essere discinti, parlare durante la funzione, accavallare le gambe. Oggi apprendiamo l’esistenza di una nuova regola: non si può morire in chiesa, perché il rito non può essere interrotto, perché secondo l’inconsapevole parroco lo show must go on

