il suo residuo, la sua scoria, l’ombra della merce: l’immondizia. non se produceva quando non si poteva buttare via niente, perché il poco che restava delle cose era comunque tanto, per alcuni o per qualcosa. poi le cose sono diventate merce, la proteina del consumo. e la merce si è trasformata, acquisendo sempre di più una sua necessità di essere. fino al punto di diventare un’entità inconsumabile e oscura. da oscurare perché è la traccia dei numerosi omicidi che commettiamo ogni giorno. è l’ombra della merce, ma anche la nostra. e più ci si sostanzia di merce, più la sua ombra residuale aumenta. ma l’immondizia rivendica anch’essa il suo spazio mediatico e globalizzante, con l’effetto di essere masticata e digerita dai media e poi evacuata da chi si espone ai media senza protezione. così facendo l’immondizia strappa la scena alle passerelle dell’alta moda e puzza sempre più di vendetta. le scorie di oggi rivendicano il diritto a non morire, di vivere in nuove vite riciclate, di ritornare ad essere il tanto che erano un tempo, quando non si buttava via niente. [a continuare]
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